23 Lug 2008
Era circa l’una di notte, stavo per addormentarmi, all’improvviso sento delle urla provenire da fuori, era una voce femminile, distintamente femminile, non ho capito subito cosa fosse, in principio mi sono preoccupata, credevo la stessero picchiando, ma poi ho capito… erano due che stavano copulando e anche in modo particolarmente chiassoso!
Le urla erano così forti che per un attimo ho creduto che il rapporto si stesse consumando in strada e credo l’abbiano creduto anche tutti i residenti in questa strada!
Quando le urla si sono acquietate avrei voluto fare un applauso al tipo...
22 Lug 2008
Io per prima, sono qua, in città, praticamente chiusa in casa durante buona parte del giorno, per studiare, e intanto sogno il mare del sud, il cibo del sud e tanta gente esageratamente ingombrante.
Ogni giorno mi ripropongo di aggiornare il blog, il tempo ce l’avrei, ma c’è miseria di intenti!
Poi, come se non bastasse, lo stare tutto il santo giorno in casa concilia in maniera spropositata col mangiare troppo, così ogni ora circa faccio la pausa “cibo”. Questo vuol dire che quando tornerò giù sarò anche impreparatissima alla prova costume e tutto ciò non è affatto giusto… come se me ne fosse mai fregato qualcosa!
Oltre alla pausa “cibo” poi ci sono anche le pause “Una mamma per amica” alle 16 e la pausa “Friends” alle 19, che poi in genere coincide con la fine dello studio giornaliero, praticamente sto diventando un mostro. Mi manca solo di ordinare la spesa a domicilio e farmela consegnare attraverso una fessurina della porta e oscurare tutte le finestre della casa!
17 Lug 2008
Emilia di notti dissolversi
stupide
sparire una ad una impotenti
in un posto nuovo dell'ARCI
Emilia di notti agitate per
riempire la vita
Emilia di notti tranquille
in cui seduzione è dormire
Emilia di notti ricordo
senza che torni la felicità
(CCCP)
10 Lug 2008

Il mio personale rapporto con i media è una sorta di odio e amore profondo. Mi rendo effettivamente conto che per la mia sopravvivenza urbana ed extraurbana potrei farne benissimo a meno, ma allo stesso tempo capisco che ne sono completamente permeata e che sono imprigionata in una sorta di dipendenza da media.
Questa assuefazione però non è riscontrabile con tutti i media, come potrei essere spaventata dall’“effetto” dei giornali, strumenti di grande democrazia (fra i pochi ormai) che già per il solo fatto che sia tu a scegliere la testata da leggere ti danno una sensazione di completa autonomia; o come potrei esserlo verso la televisione, che per quanto caduta miserabilmente in basso, in termini di qualità, rimane comunque un media abbastanza utile se lo si “adopera” in modo ponderato, ovvero usufruendone solo quando i programmi trasmessi sono un po’ più interessanti e culturali.
La mia dipendenza è tutta concentrata su internet. Il problema è che non riesco più ad immaginare la mia vita senza. E pensare che faccio parte di quella generazione che ha vissuto sulla propria pelle il passaggio da Gutenberg (forse ho un po’ esagerato, ma è per rendere l’idea) alla rivoluzione tecnologica. Quando ero piccola non esisteva che una semplice ricerca scolastica fosse a portata di click. Dovevi prendere dei grossi tomi di una cosa che forse ai più può sembrare una parola astrusa, ma che ai miei tempi era definita come enciclopedia. Venti volumi in ordine alfabetico, e tu dovevi andare a pescare quello che conteneva ciò che riguardava la tua ricerca; lo so che può sembrare semplice, starete pensando “basta guardare ogni volume quale lettera contiene e prendi solo quello che ha la lettera che ti interessa”, ma pensate di fare questo procedimento a sette anni…
Il punto è proprio che, nonostante io sia cresciuta senza computer, senza internet, e quindi so benissimo come cavarmela in situazioni di poca sussistenza tecnologica, non riesco più a pensare come potrebbe essere una qualsiasi giornata senza.

Oltre alla possibilità di comunicare in modo diretto e veloce con chi vuoi, internet permea tutti gli altri canali comunicativi e sensoriali. Così, se su una pagina leggo Repubblica.it, con gli aggiornamenti minuto per minuto; su un’altra pagina scambio messaggi istantanei con amici, tramite quel diabolico programma che è Messenger; su un’altra ancora posso controllare la mia casella di posta elettronica.
Per quanto mi riguarda poi, e per approfondire il mio rapporto con il giornalismo on line, tramite il web mi è possibile espletare la mia passione per la scrittura e la lettura grazie alla collaborazione con due testate on line che si occupano di recensioni di libri (BottegaScriptamanent e Lucidamente). Infatti, anche se mi dovessi trovare dall’altra parte del mondo (e purtroppo non capita mai), grazie ad internet posso leggere le mie recensioni sulle riviste, mandare in redazione i nuovi articoli e tramite mail ricevere le correzioni di editing che i revisori hanno fatto alle mie recensioni; tutto questo meccanismo è il frutto di una redazione via etere, che può trovarsi in qualsiasi luogo, ma che in realtà non si trova in nessuno.
Il web assorbe tutto, assimila qualsiasi altro media e lo incanala nei suoi circuiti per modificarlo ed adattarlo a sé. Se veramente volessimo non avremmo bisogno di nessun altro media. Ma questo proclamerebbe inesorabilmente anche la morte degli altri, ed io penso che non si possa leggere un quotidiano senza sentire l’odore della carta (a volte anche fastidioso, come quello della Gazzetta dello Sport), senza toccarne la corporeità fisica e senza avere grossi problemi nello sfoglio delle pagine, soprattutto quando c’è vento.
Il modo tradizionale di fare giornalismo sarà anche morto e il web sarà la nuova frontiera di un giornalismo ancora tutto da inventare, ma questo non deve per forza corrispondere ad un accumulo forsennato di informazioni su informazioni a scapito del piacere stesso che deriva dall’essere informati.
07 Lug 2008
Non avendo ancora portato a Parma tutto l’armamentario contenuto nella mia camera giù, il trasloco è stato abbastanza rapido e indolore, almeno il primo viaggio, durante il secondo un po’ ho sofferto! In una mattinata siamo riusciti a portare tutto, o almeno credo. Ogni volta che lascio una casa lascio anche qualcosa che mi è appartenuto, i miei momenti in quegli spazi; vorrei poterli portare via con me, soprattutto per paura di dimenticarli un giorno o l’altro e poi perché sono miei, fanno parte di ciò che sono!
In quattro anni ho cambiato quattro case, due a Cosenza e due qua. Nella prima vivevo con una pazza/maniaca dell’ordine, che passava tutto il giorno attaccata allo spioncino della porta; con un’esaltata e con un’estetista con velleità di carriera. Ho resistito pure troppo!
Nella seconda ho convissuto con due ragazze normali, con le quali non c’era la possibilità di fare discorsi che andassero oltre lo smalto per le unghie, ma almeno erano persone sane di mente, e credetemi dopo due anni passati con tre psicolabili per me quello era un requisito essenziale!
A Parma ho trovato casa con tre ragazzi: Muto, Rastone e Pelato. Penso che gli ultimi due non abbiano bisogno di spiegazioni sui loro soprannomi. Tuttavia vorrei spendere due parole per Muto, il quale negli ultimi tempi, prima che me ne andassi, si è rivelato abbastanza loquace, quindi devo dedurre che o è stato miracolato, oppure ho iniziato a stargli un po’ simpatica e ha deciso di rivolgermi la parola.
Ora vivrò con Arianna; che si fa il whisky distillando fiori, e purtroppo non è vero!
22.07.08 @ 23:46:32
da Roberta
Arianna è una nostra collega, ma ...
07.07.08 @ 18:51:52
da Roberta
Nella mia prima casa ho convissuto ...
07.07.08 @ 18:37:29
da Giulia
Che tristezza i traslochi: io fino ...
07.07.08 @ 18:32:09
da Ilaria
Tanto per restare in tema di ...
02.07.08 @ 19:38:12
da Ilaria