03 Mag 2008
Elaboro qua una mia teoria, che non ambisce a diventare un dogma assoluto e incontrovertibile. Ma chiedendomi in questi giorni (tutti i giorni dal 14 aprile) perché, nonostante tutto, continuasse a vincere la destra, e non illudiamoci sui risultati elettorali di due anni fa, perché erano talmente risicati che giusto quei tiepidi elettori a favore dell’alternanza politica ci possono aver fatto vincere; una delle risposte è stata la memoria!
Noi elettori di sinistra abbiamo eccessiva memoria, non dimentichiamo nulla e quindi a stento riusciamo a perdonare i torti che la classe politica – molto spesso ultimamente – ci fa (mi riferisco soprattutto al caso Rutelli/Alemanno)!
Io invidio gli elettori di destra, ebbene si! Hanno una memoria inverosimilmente rigorosa. O ce l’hanno così a breve termine da non riuscire a ricordare gli abusi di potere dei propri candidati politici a distanza di poche settimane, o hanno una memoria talmente selettiva che riescono a tenere solo il bello e il sano della loro classe politica e dimenticare tutto il resto, tanto il brutto e l’insano degli avversari c’è sempre qualcuno pronto a ricordarglielo!
E quindi son talmente bravi da aver completamente nebulizzato il licenziamento dalla tv pubblica di due giornalisti e di un comico colpevoli di non pensarla come il presidente del consiglio. Hanno smateriallizzato dalla loro mente (anche se cimattianamente non credo al binomio mente=cervello, ma questa è un’altra storia!) l’ordinamento sul «legittimo sospetto», introdotto con la legge Cirami, un motivo sufficiente per strappare un processo al suo giudice. Una legge che è servita a bloccare i processi di Milano che hanno come imputati Silvio Berlusconi e Cesare Previti.
Dimenticata, quindi, anche l’abolizione della tassa di successione sui grandi patrimoni, che ha fatto perdere allo Stato milioni e milioni di euro favorendo le persone straricche, ma che Prodi ha reintrodotto con la finanziaria del 2007 (si vede che sono un’elettrice di sinistra, la memoria non fa mai cilecca). E così anche la legge che depenalizza il falso in bilancio, una delle prime cosiddette "leggi ad personam" approvate dal precedente governo Berlusconi, e grazie alla quale i giudici della I sezione penale del Tribunale di Milano hanno prosciolto Silvio Berlusconi dall'accusa di falso in bilancio nell'ultimo stralcio di procedimento nato con il caso-Sme.
Chiedo quindi che vengano distribuite elevate quantità di fosforo all’elettorato di destra!
28 Apr 2008
Non voglio assumere atteggiamenti campanilistici, anche se credo che il titolo di questo blog lasci pochi dubbi, ma due notizie di fondamentale importanza nazionale sono passate in secondo piano in questi giorni, e ciò mi infastidisce parecchio. Una riguarda la microspia che è stata trovata nell'ufficio della Procura di Reggio Calabria in cui di solito il pubblico ministero Nicola Gratteri svolge gli interrogatori, e che guarda caso stava indagando sui fatti accaduti a Duisburg l’estate scorsa; e l’altra riguarda l’autobomba inserita nella macchina di un imprenditore calabrese che ha determinato per quest’uomo una sorte ben peggiore della morte.
Ora penso che se fossero successi a Roma, Milano, ma anche a Kabul, questi fatti si sarebbero subito imposti all’attenzione pubblica e per settimane i giornali non avrebbero parlato d’altro, realizzando corollari su corollari di notizie riguardanti l’argomento. Basti subito pensare ai due episodi di stupro che sono avvenuti a Milano ed a Roma la scorsa settimana. Lungi da me fare una comparazione fra disgrazie, ma cavolo, per due episodi, uno scollegato dall’altro, poiché si trovavano in due città diverse, si è subito gridato emergenza criminalità, allarme clandestini… ed emergenza mafia? Prima di buttare fuori i rom a “calci in culo” (non voglio essere scurrile, è solo per usare testuali parole di una candidata premier alle ultime elezioni) e di bruciare i campi nomadi che ne direste di bruciare le regge dei boss mafiosi? Che ne direste di dare un po’ più di credito a notizie come questa?
26 Apr 2008
Ieri, 25 aprile sono stata alla manifestazione organizzata a Milano dalle varie associazioni partigiane e dai partiti e movimenti che ancora – per fortuna – coltivano la memoria.
Non penso si tratti di fare politica ma semplicemente di ricordare le fondamenta della nostra repubblica e della Costituzione che quest’anno compie 60 anni e che, come autorevolmente è stato scritto in passato, nasce proprio dalla Resistenza.
Quello di ricordare ciò che è stato è un compito per noi tutti, visto che come purtroppo spesso si legge sui giornali, pesanti sono gli attacchi che alcuni rivolgono al 25 aprile, con malcelate volontà di revisionismo.
Per fortuna come abbiamo potuto leggere sui quotidiani di oggi il Presidente Napolitano ieri a Genova si è fatto garante della difesa della Resistenza e ha affermato che non occorre fare “false equiparazioni”. È vero che “anche dall’altra parte” ci sono stati lutti e morti. Ma, “rubando” le parole a Francesco De Gregori e alla sua canzone Il cuoco di Salò quella della Repubblica sociale era “la parte sbagliata”. Dunque da parte mia c’è umana pietà per i morti ma mi rifiuto di mettere sullo stesso piano chi ha lottato perché oggi fossimo un paese libero e chi invece combatteva per l’oppressione.
Significativa più di mille parole è questa poesia di Piero Calamandrei, uno dei padri costituenti della nostra Repubblica, grande giurista ed intellettuale e partigiano:
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
19 Apr 2008
Sabato 19 aprile si è tenuta la prima lezione del corso di informatica applicata al giornalismo. Non che fossi tremendamente felice di recarmi a lezione alle 8:30 di sabato mattina, ma il mio senso del dovere e la mia moralità mi hanno imposto di arrivare in perfetto orario davanti all’aula magna di lingue. Le altre facce non sembravano molto più sveglie della mia!
Dopo un primo, e non da poco inconveniente, abbiamo trovato un’aula dove poter fare lezione, un po’ precaria visto che si trattava di un’aula studio stile mensa! Comunque nel bene o nel male la lezione è iniziata. Il professore inizialmente ci ha voluti conoscere, chiedendo ad ognuno quali fossero gli studi precedenti e l’argomento della tesi triennale. Per sapere da quali esperienze ognuno di noi provenisse e da quali realtà accademiche. Siamo riusciti a coprire tutta Italia. In realtà eravamo più importati che autoctoni parmigiani!
Abbiamo analizzato i vari strumenti di comunicazione on line, strumenti con i quali la nostra generazione, anche se non amo parlare di generazione, è stata costretta a conviverci. Anche se ci definiscono come la “generazione di internet” diciamo che piuttosto siamo i fratelli maggiori di questa classe d’età. Molti mezzi abbiamo imparato ad usarli, a volte anche con qualche difficoltà, mentre i nuovi mostri della telematica riescono perfettamente a districarsi nel complesso mondo dell’informatica.
L’ultima parte della lezione è stata dedicata alle prospettive lavorative che ognuno di noi, prima o poi (si spera!), dovrà realizzare. Con poca partecipazione da parte di noi studenti, forse ancora un po’ intimiditi essendo la prima lezione, il professore ci ha elencato una serie di attività in rapporto con il ciclo di studio specialistico che abbiamo scelto.
Le aspettative sono di certo alte, il problema è il mondo del lavoro, del tutto ripiegato su se stesso dove i giovani si fanno largo solo grazie a stage sottopagati, con contratti, a tempo determinato, rinnovabili… se te lo rinnovano!
È il mondo lavorativo dei precari, si può puntare in alto, la realtà è tutt’altra!
13.03.10 @ 16:58:40
da JensenPhoebe35
Do you understand that it is ...
08.03.10 @ 12:18:54
da Stefanie28CANTRELL
And the place of the cheapest ...
08.03.10 @ 08:34:32
da jone
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08.03.10 @ 08:28:10
da jone
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08.03.10 @ 08:26:17
da jone