Ultimi Commenti

Very good topic about this good ...

17.03.10 @ 00:32:47
da KRISTINAChavez


Fantabulous topic close to college! Really ...

15.03.10 @ 16:15:18
da CarolynTUCKER21


Academic career seems to be very ...

15.03.10 @ 02:44:43
da MAI22Schmidt


That’s great that you do such ...

13.03.10 @ 16:58:40
da JensenPhoebe35


Do you understand that it is ...

08.03.10 @ 12:18:54
da Stefanie28CANTRELL


Calendario

Febbraio 2010
LunMarMerGioVenSabDom
 << < > >>
      1
2345678
9101112131415
16171819202122
232425262728 

Chi c'é online?

Membro: 0
Visitatore: 1

Avviso

rss Sindicazione

Affissione degli articoli che appartengono alla categoria: Esercizi di stile

10 Lug 2008 


Il mio personale rapporto con i media è una sorta di odio e amore profondo. Mi rendo effettivamente conto che per la mia sopravvivenza urbana ed extraurbana potrei farne benissimo a meno, ma allo stesso tempo capisco che ne sono completamente permeata e che sono imprigionata in una sorta di dipendenza da media.
Questa assuefazione però non è riscontrabile con tutti i media, come potrei essere spaventata dall’“effetto” dei giornali, strumenti di grande democrazia (fra i pochi ormai) che già per il solo fatto che sia tu a scegliere la testata da leggere ti danno una sensazione di completa autonomia; o come potrei esserlo verso la televisione, che per quanto caduta miserabilmente in basso, in termini di qualità, rimane comunque un media abbastanza utile se lo si “adopera” in modo ponderato, ovvero usufruendone solo quando i programmi trasmessi sono un po’ più interessanti e culturali.
La mia dipendenza è tutta concentrata su internet. Il problema è che non riesco più ad immaginare la mia vita senza. E pensare che faccio parte di quella generazione che ha vissuto sulla propria pelle il passaggio da Gutenberg (forse ho un po’ esagerato, ma è per rendere l’idea) alla rivoluzione tecnologica. Quando ero piccola non esisteva che una semplice ricerca scolastica fosse a portata di click. Dovevi prendere dei grossi tomi di una cosa che forse ai più può sembrare una parola astrusa, ma che ai miei tempi era definita come enciclopedia. Venti volumi in ordine alfabetico, e tu dovevi andare a pescare quello che conteneva ciò che riguardava la tua ricerca; lo so che può sembrare semplice, starete pensando “basta guardare ogni volume quale lettera contiene e prendi solo quello che ha la lettera che ti interessa”, ma pensate di fare questo procedimento a sette anni…
Il punto è proprio che, nonostante io sia cresciuta senza computer, senza internet, e quindi so benissimo come cavarmela in situazioni di poca sussistenza tecnologica, non riesco più a pensare come potrebbe essere una qualsiasi giornata senza.



Oltre alla possibilità di comunicare in modo diretto e veloce con chi vuoi, internet permea tutti gli altri canali comunicativi e sensoriali. Così, se su una pagina leggo Repubblica.it, con gli aggiornamenti minuto per minuto; su un’altra pagina scambio messaggi istantanei con amici, tramite quel diabolico programma che è Messenger; su un’altra ancora posso controllare la mia casella di posta elettronica.
Per quanto mi riguarda poi, e per approfondire il mio rapporto con il giornalismo on line, tramite il web mi è possibile espletare la mia passione per la scrittura e la lettura grazie alla collaborazione con due testate on line che si occupano di recensioni di libri (BottegaScriptamanent e Lucidamente). Infatti, anche se mi dovessi trovare dall’altra parte del mondo (e purtroppo non capita mai), grazie ad internet posso leggere le mie recensioni sulle riviste, mandare in redazione i nuovi articoli e tramite mail ricevere le correzioni di editing che i revisori hanno fatto alle mie recensioni; tutto questo meccanismo è il frutto di una redazione via etere, che può trovarsi in qualsiasi luogo, ma che in realtà non si trova in nessuno.
Il web assorbe tutto, assimila qualsiasi altro media e lo incanala nei suoi circuiti per modificarlo ed adattarlo a sé. Se veramente volessimo non avremmo bisogno di nessun altro media. Ma questo proclamerebbe inesorabilmente anche la morte degli altri, ed io penso che non si possa leggere un quotidiano senza sentire l’odore della carta (a volte anche fastidioso, come quello della Gazzetta dello Sport), senza toccarne la corporeità fisica e senza avere grossi problemi nello sfoglio delle pagine, soprattutto quando c’è vento.
Il modo tradizionale di fare giornalismo sarà anche morto e il web sarà la nuova frontiera di un giornalismo ancora tutto da inventare, ma questo non deve per forza corrispondere ad un accumulo forsennato di informazioni su informazioni a scapito del piacere stesso che deriva dall’essere informati.



Admin · 248 visite · 5 commenti
Categorie: Esercizi di stile
18 Giu 2008 



Uscire dai luoghi canonici della diffusione culturale per offrire nuovi spazi di riflessione e di incontro con il pubblico, dove la parola poetica possa essere ascoltata e scambiata, è l’intento con cui il ParmaPoesia Festival tornerà nella sua quarta edizione dal 18 al 24 giugno 2008.
Biblioteche, piazze, chiostri, librerie, teatri, portici sono i suggestivi punti attraverso i quali si svolgerà il programma del Festival, che avrà sede nella cornice di alcuni luoghi-simbolo della città come la Casa della Musica e il Teatro Regio.
Ospiti di questa quarta edizione saranno alcune delle voci liriche più autorevoli della scena letteraria italiana quali Ennio Cavalli, Davide Rondoni, Milo De Angelis, Antonio Riccardi, Alberto Bevilacqua, Emilio Zucchi, mentre la straordinaria attualità dell’opera di autori classici, come Virgilio, Giacomo Leopardi e Cesare Pavese, sarà rievocata da letture di Vittorio Sermonti, Gabriele Lavia e Fabrizio Gifuni.
La natura della rassegna, profondamente radicata nello spazio cittadino ma allo stesso tempo aperta al dialogo e al confronto con differenti orientamenti culturali, è confermata dalla presenza di eminenti autori stranieri quali Hans Magnus Enzensberger, Stanley Moss, Agi Mishòl, Mohammed Bennîs e Jesper Svenbro.
Alla letteratura di migrazione e alll’identità linguistica sarà dedicato un momento particolare di incontro con la poesia orientale attraverso la presenza di quattro autrici originarie dell’India e del Pakistan di lingua inglese, recentemente tradotte in italiano: Meena Alexander, Moniza Alvi, Imtiaz Dharker, Arundhathi Subramaniam.
L
a dimensione dell’interazione tra autori e pubblico troverà spazio anche in occasione della Poesia Altrove, in cui Neri Marcorè incontrerà personaggi che parlano del loro rapporto con la poesia nei ricordi, nelle letture, nelle esperienze di vita, nella ricerca interiore, magari nell’infanzia o nei passaggi della vita in cui particolari versi o suggestioni li hanno accompagnati: Piero Dorfles, Marco Presta, Ottavia Piccolo, Luca Barbarossa, Gigi Garanzini.
Un momento di riflessione più approfondita sarà quello delle Lectio Magistralis con Lorenzo Mondo (Cesare Pavese), Alfonso Berardinelli (Che cosa è la poesia), Nicola Gardini (Ted Hughes e Sylvia Plath), Roberta De Monticelli (Le preghiere di Ariele).
Il Festival sarà anche l’occasione per rendere Omaggio a tre grandi protagonisti della Poesia italiana del Novecento, Alfredo Giuliani, Mario Luzi e Attilio Bertolucci, al quale sarà dedicato un evento speciale domenica 29 giugno a Casarola di Monchio.
Ad essere ricordato in una serata evento dal titolo "E continuo a cantare" sarà Piero Ciampi, che si svolgerà al Teatro Regio con la partecipazione di Samuele Bersani, Vinicio Capossela, Simone Cristicchi, Niccolò Fabi, La Crus, Morgan, Nada, Luca Faggella, Bobo Rondelli, Pino Pavone, Marco Ongaro, sotto la direzione artistica di Alessandro Albertini.
Due le mostre che si svolgeranno nel periodo del Festival: Mille(e)una con opere di Nanni Balestrini e Avanguardie con fotografie di Angelo Roberto Tizzi.


Admin · 224 visite · 2 commenti
Categorie: Esercizi di stile
14 Giu 2008 
Va bene, lo ammetto, non amo il calcio. Anzi se devo essere sincera, non provo sentimenti tiepidi, lo odio proprio (e Luca ne sa qualcosa, visti i lunedì mattina in cui lui e Roberto si scambiavano opinioni sulle partite del giorno precedente ed io aspettavo impazientemente l’arrivo di Chiara, per poterci scambiare commenti su tutt’altro!!!).
Non riesco a concepire undici lampadati/mesciati che corrono dietro un pallone e per farlo sono strapagati.
Le partite della nazionale però le guardo. Non per spirito patriottico (mai provato in vita mia) e neanche perché è un evento che vuoi o non vuoi devi seguire, ma semplicemente perché, lo ammetto, un po’ mi piace (non voglio sbilanciarmi troppo)! E poi mi piace quando a guardarlo si è in tanti e da poco ho anche scoperto che mi piace ascoltare in sottofondo (non proprio come un accompagnamento musicale) i commenti di Giuseppe che rendono particolarmente piacevole la visione della partita.
Comunque ieri si è giocata la seconda e deludente partita di questi europei, il risultato è stato un pareggio. La cosa più “grave” però è che io non sono riuscita a vedere il gol dell’Italia.
Aveva appena segnato quel bell’uomo di Mutu (vi risparmio i commenti fra me e Cinzia su Mutu) e mi sono assentata un attimo per andata in bagno, due minuti, giuro. Sento improvvisamente gridare e solo quando torno capisco cosa è successo, Panucci ha segnato, e mentre questo avveniva io ero in bagno. Giuseppe mi ordina di tornare subito in bagno perchè sarei io a buttare il cosiddetto “piccio”. Il che non è vero, però la cosa è alquanto sospetta! Qualcosa mi dice che non mi chiamerà più nessuno per invitarmi a vedere la prossima partita…


Admin · 342 visite · 6 commenti
Categorie: Esercizi di stile
17 Mag 2008 



È impossibile riuscire a comunicare tutto ciò che si pensa attraverso il linguaggio; anche se l’uomo, quasi sopravvalutando le proprie capacità, è sempre convinto che riuscirà a convertire qualsiasi pensiero in parola e che questo potrà essere facilmente rivelabile agli altri. Il che è assurdo, nessun uomo è capace di fare ciò. Un sistema di comunicazione così basato sarebbe irrealizzabile perché il dire comporta anche un non dire, una silenziosità, in quanto molto di quel che vogliamo esprimere rimane sottinteso, non del tutto proferito. Questo perché il processo comunicativo umano è formato in modo tale che si possa sottacere molto di quello che in effetti si pensa, grazie al fatto che ogni comunicazione presuppone un sistema di conoscenza a priori, già ben delineato, che ci permette di capire anche ciò che nel linguaggio viene istintivamente taciuto.
Ogni voler dire vive in stretta simbiosi con il suo paradossale opposto rappresentato dal tacere, poiché solo allenandoci al silenzio intorno alle innumerevoli cose che vorremmo dire, potremmo giungere a dirne almeno una.
È insito nelle attitudini proprie di una società il selezionare, lo scegliere fra la moltitudine dei suoni che l’apparato articolatorio umano è in grado di produrre. Questa primordiale selezione costituisce la nascita del linguaggio, che possiede tale forma proprio grazie ad un meccanismo di mutilazione del dire. Ogni dire, quindi, presuppone un non dire, un silenzio, il quale rende possibile il parlare. Questo, infatti, non sarebbe attuabile se ognuno pretendesse di poter dire tutto; non esisterebbe, in questo caso, per l’umanità la stessa capacità di parlare, è una sorta di compromesso che ogni civiltà complessa ha attuato: il tacere delle cose permette il poterne dire altre.
Per José Ortega y Gasset vi sono altre due forme di limitazione. Una è rappresentata da quella abilità unica dell’essere umano di riuscire a codificare anche ciò che l’altro interlocutore non ha esplicitamente detto. E ciò può essere compreso solo grazie alla capacità di indovinare i pensieri dell’altro, o per utilizzare un linguaggio più tecnico, la facoltà di ragionare per meta-rappresentazioni, che permettono di capire le intenzioni informative sottintese.
L’altra forma di limitazione consiste nel fatto che il linguaggio umano è articolato su diversi livelli, i quali contribuiscono a veicolare aspetti importanti degli enunciati che si producono. Il livello non verbale, che riguarda l’espressione facciale, la gestualità, la posizione delle spalle, serve a completare il mero proferimento vocale. Riconoscendo così al linguaggio un carattere deittico e ostensivo.


Admin · 232 visite · 1 commento
Categorie: Esercizi di stile
11 Mag 2008 


«In tutto sono circa 1.000 gli agenti schierati di cui numerosi intorno all'area del Lingotto, sede della kermesse, la cosidetta 'zona rossa' - chiamata così dai contestatori- dove da giorni sono proibiti assembramenti. Comunque, non è previsto che il corteo promosso dall'Associazione Free Palestine in partenza nelle prime ore del pomeriggio da Corso Marconi, possa avvicinarsi all'ingresso del Lingotto in quanto la Questura ha disposto che si sciolga un paio di centinaia di metri prima. Ovvero a piazzale Filzi, dove terminerà la manifestazione dopo essere passata per via Madama Cristina, piazza Carducci e via Genova. Secondo gli organizzatori del corteo sono attese circa 7.000 persone. I responsabili della sicurezza parlano invece di 2.000 manifestanti»


La situazione non poteva essere più rilassata sabato alla fiera del libro di Torino. Anzi, forse proprio grazie a questo allarmismo dilagante ed al panico seminato dai media durante la settimana precedente all’apertura, mi sono potuta godere appieno la fiera, senza calca, poiché molti, impauriti dalle conseguenze del corteo, hanno pensato bene di evitare la visita al sabato.
A farmi paura sono state di più le forze armate schierate a decine e decine con camionette e manganelli di fronte la fiera. Perché non so a voi, ma anche quando non ho niente da temere, passare di fronte ad un agente armato mi mette una certa agitazione.
Non sono mai stata d’accordo con questo corteo, ma men che meno con le comparazioni che nella scorsa settimana sono state fatte. Ma come si può mettere a paragone la morte di un ragazzo con una bandiera abbrustolita? E questo è niente, perché già fino qua una persona dotata di buon senso avrebbe evitato di pronunciare nella stessa frase le parole ragazzo ucciso e bandiera bruciata. La cosa più grave è stato affermare che fra le due azioni la seconda è di gran lunga peggiore… ma si può???
Comunque, a parte questo sfogo polemico, la fiera è davvero stupenda, è stato come trovarsi all’interno della biblioteca di Babele, dove puoi trovare tutto lo scibile umano! E sinceramente, per quanto riguarda la presenza effettiva di Israele all’interno della fiera, poteva anche essere dedicata a topolino e paperino, perché se non l’avessi saputo non me ne sarei mai accorta. L’unica presenza evidente è uno stand, certamente grande non c’è che dire, ma non superiore rispetto a quello della Mondatori o dell’Einaudi.
La cosa bella della fiera è che trovi concentrati in un unico luogo scrittori, giornalisti (e purtroppo anche cantanti prestati alla scrittura) tutti intenti a promuovere e a discutere sui loro testi. E se in una sala potevi partecipare all’incontro con Camilleri, in un’altra al dibattito con Gianrico Carofiglio, ti potevi trovare allo stand della regione Calabria a stringere la mano di Carmine Abate!


Admin · 166 visite · 1 commento
Categorie: Esercizi di stile

1, 2  Pagina Successiva