
La legge che istituisce l’Autorità per le garanzie delle comunicazioni (Agcom) prevede per essa una sola fonte di nomina, il parlamento, con un sistema elettorale tale da garantire ad entrambi gli schieramenti politici una rappresentanza di pari peso.
Nei casi di acuto scontro politico l’Agcom tende a bloccarsi o a rimandare le proprie decisioni.
Nella sua prima composizione, in cui l’Autorità era presieduta da Enzo Cheli, il nodo era rappresentato soprattutto dalla materia televisiva e dalla possibilità di ridurre il numero delle reti in chiaro. Nella successiva composizione, presieduta dal 2005 da Corrado Calabrò, le tensioni si sono accentuate soprattutto nel settore delle telecomunicazioni.
La legge istitutiva dell’Agcom si è avventurata sul terreno dell’antitrust e sul numero di reti televisive in chiaro che ciascun soggetto privato può detenere. Secondo i dispositivi attuativi della legge Mammì, mediocre condono edilizio dell’etere del 1990, tale numero era tre, casualmente coincidente con il numero di reti possedute dall’allora Fininvest. La Corte costituzionale già nel 1994 aveva giudicato tale numero eccessivo, ma la volontà popolare aveva bocciato il referendum che avrebbe ridotto queste reti ad una sola. Se tre erano troppe e una sola troppo poca, allora il numero ideale doveva essere due.
Una legge non scritta, ma sempre rispettata dal 1984, prescrive che il numero di reti di Mediaste e Rai deve essere lo stesso; anche se le normative in base alle quali si giunge a questo numero sono diverse perché l’una è un soggetto privato e l’altra la concessionaria del servizio pubblico.
La nuova legge cercò di fare uno slalom fra questi paletti, arrivando così ad una legge prescrittivi secondo la quale un soggetto privato non poteva disporre più del 20% delle reti televisive (quindi due) e non più di una criptata. Le reti in soprannumero dovevano essere trasmesse via satellite. La rete da esiliare era Retequattro, la più debole delle reti Mediaset.
Parallelamente era necessario diminuire la presenza della Rai. Ciò poteva avvenire solo imponendo che una delle sue reti (in questo caso Rai Tre) non raccogliesse più pubblicità, compensando così l’esilio di Retequattro.
Ma quando sarebbe dovuto avvenire questo duplice disarmo? La legge non ne parlava. Doveva essere l’Agcom a stabilire la data, ma di rimando in rimando si è arrivati al 2004, anno in cui è subentrata la legge Gasparri che ha vanificato l’invio sul satellite e l’abolizione della pubblicità su Rai Tre
Sindicazione
17.03.10 @ 00:32:47
da KRISTINAChavez
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15.03.10 @ 16:15:18
da CarolynTUCKER21
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15.03.10 @ 02:44:43
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13.03.10 @ 16:58:40
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08.03.10 @ 12:18:54
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